Parco Nazionale della Majella Abruzzo – Italia
- 11 set 2018
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Parco Nazionale della Majella Abruzzo – Italia
Un Parco tutto di montagna, la Montagna Madre d’Abruzzo nella parte più impervia e selvaggia dell'Appennino Centrale, la Montagna “Sacra”, perché pervasa da una sacralità monumentale che da sempre ispira profonda religiosità e per questo tanto cara al Papa Celestino V e agli eremiti.
Il Parco del Lupo, dell'Orso, dei vasti pianori d'alta quota e dei canyons selvaggi e imponenti, ma anche il Parco degli Eremi, delle Abbazie, delle capanne in pietra a secco, dei meravigliosi centri storici dei Comuni che ne fanno parte.
Il Parco, la cui altitudine va dai 130 ai 2793 m di M. Amaro, è costituito da rilievi carbonatici che superano o sfiorano i 2000 m, Majella, Morrone, Porrara, Pizzalto e Rotella, separati da valli e da pianori carsici.
I boschi coprono circa il 39% dell’intera superficie del Parco.
Essi rivestono un’enorme importanza sotto il profilo ecologico, essendo le formazioni vegetali strutturalmente più evolute e quelle che, almeno fino a una certa quota, realizzano il massimo grado di naturalità.
All’interno di questi ambienti trovano rifugio ma anche nutrimento molte specie dal lupo, all’elusivo Gatto selvatico e alla Martora legata ai boschi più maturi e ricchi di prede.
Tra gli uccelli troviamo sia specie come l’astore e il falco pecchiaiolo che costruiscono i loro grossi nidi nelle faggete colonnari e il Picchio Dalmatino e la Balia dal Collare che trovano nei boschi vetusti ricchi di alberi marcescenti il loro nutrimento.
La componente sempreverde è rappresentata, nell’ambito delle formazioni naturali dalle rare pinete di pino nero autoctono che si localizzano in alcuni settori rupestri e da leccete, che si affermano sui pendii acclivi delle quote più basse, formazioni queste che durante la stagione autunnale forniscono una notevole fonte trofica, per varie specie di mammiferi selvatici del Parco tra cui anche il raro Orso bruno marsicano.

Fauna caratteristica
Lupo appenninico
La popolazione di lupi del Parco si è stabilizzata ed è costituita da una decina di branchi riproduttivi con una consistenza complessiva di circa 70-80 individui
All’interno del Parco questa specie si nutre quasi esclusivamente di prede selvatiche, in particolare cinghiale ma anche cervi e caprioli. La presenza degli animali domestici nella dieta del lupo è risultata infatti marginale e questo è dovuto sia alla abbondanza di prede selvatiche che alle efficaci misure di prevenzione delle predazioni di lupo sui domestici messe in atto all’interno del territorio del parco.

Orso bruno marsicano
I boschi di faggi e cerri dei Monti Pizzi, le radure del Monte Pizzalto e Rotella, ma anche l’alta e media Valle dell’Orta costituiscono alcune delle aree dove più facilmente è possibile trovare i segni di presenza dell’Orso bruno marsicano
Questa specie estremamente rara ed elusiva è infatti difficilmente osservabile direttamente in natura all’interno del Parco ed i graffi degli artigli sui tronchi, i ciuffi di peli sugli alberi ricchi di resina, che gli orsi usano come grattatoi, così come le orme su fango o su neve e i caratteristici escrementi di grandi dimensioni, costituiti spesso da bacche e frutti, sono spesso gli unici segni che, ad un occhio attento, indicano la presenza della più rara tra le specie di mammiferi presenti nel Parco Nazionale della Majella.

Cervo
In questi territori nei mesi estivi è possibile osservare branchi di cervo anche alle quote più alte, sulle praterie primarie, spesso nei pressi dei nevai, dove le femmine cercano pascoli ricchi di nutrimento e rifugio dai predatori e dagli insetti entomofagi.

Camoscio Appenninico
Durante il periodo invernale i branchi di camoscio compiono degli spostamenti dalle aree estive e autunnali per arrivare a svernare nelle lunghe e selvagge valli presenti nel versante orientale del massiccio della Majella come la Val Serviera, la Valle di Fara San Martino, la Valle di Pennapiedimonte. In questo periodo, soprattutto i gruppi di femmine con i piccoli, utilizzano prevalentemente ripidi pendii rocciosi con una favorevole esposizione rispetto all’irraggiamento solare, dove di conseguenza l’accumulo nevoso risulterà minore e maggiori saranno le possibilità di poter trovare cibo e riparo dai rigori invernali.

Aquila reale
Con una apertura alare di oltre due metri, artigli robusti e con un becco estremamente affilato, l'Aquila reale è da sempre simbolo di maestosità. Situata all'apice della piramide alimentare, spesso caccia sorvolando a bassa quota i territori montani, cercando di sorprendere lepri, volpi, coturnici e più raramente piccoli di camoscio.
Il nido viene costruito su pareti rocciose, spesso alte diverse centinaia di metri, poste sempre a quote più basse rispetto ai territori di caccia in modo da poter sfruttare la gravità nel volo di ritorno, quando il maschio porta la preda alla femmina in cova o ai pulli in attesa di cibo. Generalmente vengono deposte due uova a distanza di pochi giorni ma nella maggior parte dei casi solo uno dei due pulli arriva ad involarsi. Ad eccezione infatti di rare situazioni dove vi sia una ampia disponibilità di cibo, nel novanta per cento dei casi il pullo più grande ha il sopravvento sul più piccolo, sottraendogli il cibo ed arrivando anche a procurarne direttamente la morte, comportamento questo noto come "cainismo".

Il Gracchio alpino e il Gracchio corallino
Le lunghe valli e le forre del versante orientale della Majella, la Valle dell’Orfento e le pareti rocciose di alta quota costituiscono gli ambienti di elezione per la nidificazione delle più numerose popolazioni di Gracchio corallino e alpino presenti sull’intero Appennino. Queste due specie, che in molte altre aree dell’Italia peninsulare stanno evidenziando ormai da diversi anni decrementi anche drastici nei loro contingenti, sono presenti nel Parco Nazionale della Majella con oltre 200 e 100 coppie rispettivamente.
Riconoscibili dalla diversa colorazione e lunghezza del becco, lungo e arancione nel corallino, corto e giallo nell’alpino, queste differenze trovano poi riscontro anche nelle diverse abitudini alimentari, più legate ad insetti ed altri invertebrati nel gracchio corallino, che utilizza proprio per questo scopo il suo becco lungo e ricurvo, costituite per lo più da frutti e bacche nell’alpino. Molto diversi sono anche i versi che le due specie di gracchi emettono molto di frequente sia in volo che quando sono poggiati sulle rocce, con il corallino che emette dei suoni tipici per un corvide, confondibili con quelli della comune taccola, mentre il gracchio alpino emette dei versi più simili a cinguettii che ricordano altri gruppi dell’ordine dei Passeriformi.
Coturnice

Specie sedentaria, compie infatti solo migrazioni altitudinali tra le aree estive spesso ad alta quota e quelle di svernamento ad altitudini minori, è distribuita lungo la catena appenninica e in Sicilia, con due sottospecie distinte e diverse da quelle presenti sulle Alpi e sui Balcani.
Vive esclusivamente in ambienti rocciosi, alternati a ripidi pascoli e pendii pietrosi ma anche in presenza di arbusti, sulla Majella costituiti soprattutto da pini mughi. Il nido viene costruito in aree difficilmente accessibili ai predatori, generalmente tra le rocce, ben mimetizzato dalla vegetazione.
Cerca il cibo sui pascoli e sui ghiaioni nutrendosi di essenze erbacee, foglie, fiori, frutti, bulbi, semi e infiorescenze, dieta che in estate si arricchisce anche di artropodi.
Piviere Tortolino

Uccello tipico della tundra artica e degli altipiani del nord Europa, questa specie è sicuramente una delle entità faunistiche che maggiormente caratterizza il territorio del Parco Nazionale della Majella. Il piccolo nucleo riproduttivo, scoperto a metà degli anni 50’ del ventesimo secolo, si è riprodotto, seppur in modo irregolare, fino alla metà degli anni ’80 sugli altipiani posti alle quote più elevate del massiccio della Majella, costituendo uno dei nuclei più meridionali della specie e quello più consistente (fino a 10 coppie) tra quelli noti per il centro sud Europa.
Vipera di Orsini

All’interno del territorio del Parco Nazionale della Majella è diffusa nell’area compresa tra la Montagna di Ugni, la Valle del Forcone e la zona della Majelletta-Blockhaus, dove frequenta le mughete più rade e praterie pietrose montane al di sopra dei 1500 m di quota, in particolare quelle caratterizzate da presenza di ginepri nani nei pressi dei quali la specie trova riparo da eventuali predatori ma anche copertura durante gli agguati alle sue prede. A causa dell’indole docile e poco aggressiva, ma anche del debole veleno, utilizzato per paralizzare gli ortotteri di cui quasi esclusivamente si nutre, è considerata la vipera meno pericolosa d’Europa e risulta totalmente innocua per l’uomo. Di dimensioni minori rispetto alla vipera comune, generalmente non superiori ai cinquanta cm, si riconosce da questa specie anche per avere una testa stretta, fortemente triangolare nella apside, e per la caratteristica colorazione del dorso costituita da una striscia zigzagante marrone scuro bordata di nero. È ritenuta una delle specie di serpente più minacciate in Europa e per questo è stata inclusa nell'Allegato II della Direttiva habitat 92/43 CEE dove sono state incluse specie la cui conservazione ha richiesto l’individuazione di aree di conservazione speciale.
Salamandra appenninica

Anfibio Urodelo (nei quali gli adulti sono provvisti di coda contrariamente agli anuri, come le rane, in cui la coda viene persa nel passaggio dallo stadio larvale a quello di adulto) dall’aspetto tozzo e robusto, che raggiunge i 20 cm di lunghezza, la salamandra appenninica è resa inconfondibile dalla presenza di macchie giallo-arancio di forma e dimensioni varie sul corpo nero lucente. Questa sua vivace colorazione, detta aposematica, è utilizzata nella difesa dai predatori (alcuni rettili del genere Natrix ma anche uccelli soprattutto Corvidi) come avvertimento della capacità di questa specie di secernere una sostanza irritante che riveste la superficie del corpo. Questa salamandra è attiva soprattutto di notte e in giornate particolarmente umide, durante la pioggia o in presenza di nebbia, con temperature non troppo basse. Nel Parco frequenta esclusivamente gli ambienti forestali a dominanza di faggio, con corsi d’acqua permanenti di media e piccola dimensione, dove ha luogo lo sviluppo larvale, al riparo dalla predazione che soprattutto le trote, in corsi d’acqua di dimensioni maggiori eserciterebbero sulle larve.
Salamandrina settentrionale o salamandrina di savi

Questo piccolo ed esile anfibio appartiene ad un genere presente esclusivamente in Italia, dove occupa prevalentemente i territori appenninici con estensione predominante lungo la costa tirrenica. Se disturbata può fingersi morta mettendo in atto un comportamento noto come tanatosi oppure solleva la coda verticalmente o la arrotola sul dorso, mostrando il vivace colore rosso delle parti ventrali, per disorientare i predatori. Frequenta zone boscose montane con fitto sottobosco, solitamente poste vicino a corsi d’acqua, più raramente in fontanili ed abbeveratoi in una fascia altimetrica compresa fra i 200 ed i 1300 metri di quota. Durante lo svernamento e l’estivazione si trattiene per lo più sotto terra, a volte a profondità superiori al metro, sotto pietre o legno marcescente. La femmina depone le uova in primavera nei tratti di corsi d’acqua a corrente debole, in piccoli fossi, in pozze limpide anche temporanee. I maschi, una volta completata la metamorfosi conducono vita esclusivamente terragnola non facendo mai più ritorno all’ambiente acquatico. Le prime segnalazioni relative alle popolazioni adriatiche di Salamandrina di Savi sono state rilevate proprio nel territorio del Parco Nazionale della Majella intorno alla metà degli anni ’80. Nel settore nord del Parco è localizzata nella Valle dell’Orfento e sul versante orientale del Morrone. Lungo il versante orientale della Majella è invece presente in diverse valli fluviali mentre è diffusa in modo continuo nell’area dei Monti Pizzi.
Ululone appenninico

Deve il suo nome comune al verso melanconico e forte emesso dal maschio di notte durante il periodo riproduttivo, caratterizzato da due hu-hu ripetuti a breve intervalli di tempo. L’ululone è un piccolo rospocon caratteristica pupilla cuoriforme, lungo al massimo 5 cm, inconfondibile anche per la sua colorazione grigiastra dorsalmente che contrasta con il ventre vivacemente colorato di giallo intenso con macchie grigio-bluastre. L’Ululone appenninico è una specie endemica dell’Italia distribuita dalla Liguria centrale e dall’Appennino emiliano verso le regioni meridionali fino all’Aspromonte, che risulta ben distribuita sull'intero territorio del Parco con un’ampia escursione altimetrica che va da 240 a 1700 metri di quota.Nonostante prediliga gli ambienti forestali, l’ululone vive anche in ambienti più aperti, dalle aree incolte ai pascoli continui e i siti riproduttivi maggiormente utilizzati sono rappresentati da piccole pozze con acque stagnanti spesso inserite nel letto calcareo di corsi d’acqua. Gli adulti per difesa sollevano le zampe mostrando la colorazione aposematica ventrale (unkenreflex).
Fonte: https://www.parcomajella.it/

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